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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Palmira
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mwiqPalmira (in mwigpalmireno mwiw, mwjgTadmor, "palma"; mwjwgreco Παλμύρα, mwkaPalmyra, come in mwkqlatino; in mwkgaramaico, mwkwTadmor, mwlain arabo تدمر‎mwlq?, mwlgTadmur), chiamata anche la mwlwSposa del Deserto, fu in tempi antichi una delle più importanti mwmacittà della Siria, e per un certo periodo capitale dell'importante mwmqRegno di Palmira, un mwmgimpero di breve durata governato dalla regina mwmwZenobia in contrasto con l'mwnaimpero romano nel III secolo d.C. La piccola cittadina moderna nei pressi delle rovine porta lo stesso nome e si trova nel mwnqGovernatorato di Homs.

Il sito archeologico ha subito gravissimi danni durante la mwnwguerra civile siriana, a opera di sistematiche distruzioni del gruppo mwoajihādista dello mwoqStato Islamico nel 2013, ma è stata riconquistata dalla Siria nel 2016.

Contents

Storia
Origini
Templi
Oasi
Note

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Geografia fisica

La città si trova in una oasi a mwpq240 km a nord-est di mwpgDamasco e mwpw200 km a sud-ovest della città di mwqaDeir ez-Zor, che si trova sul fiume mwqqEufrate. È particolarmente nota per essere stata la capitale del mwqgRegno indipendente di Palmira, sotto il governo della regina mwqwZenobia.

È stato per lungo tempo un vitale centro carovaniero, tanto da essere soprannominata la mwrqSposa del deserto, per i viaggiatori e i mercanti che attraversavano il deserto siriaco per collegare l'Occidente (Roma e le principali città dell'impero) con l'Oriente (la Mesopotamia, la Persia, fino all'India e alla Cina), che tra il I e il III secolo d.C. ebbe un notevole sviluppo.

Il nome mwrwgreco della città, mwsaPalmyra (Παλμύρα), è la fedele traduzione dall'originale mwsqaramaico, mwsgTadmor, che significa 'palma', per la presenza di mwswpalme tipiche del deserto nell'oasi attorno a cui sorge. Secondo le mwtamwtqAntichità giudaiche di mwtgGiuseppe Flavio (AI, VIII), il nome le fu attribuito dal re mwtwSalomone e fu condiviso anche dai Greci.cite-ref-5[5] Tadmor (anche mwvaTadmur; in mwvqarabo تدمر) è l'attuale nome della cittadina sorta in prossimità delle rovine, che dipende molto dal mwvgturismo. Anche se la fonte sulfurea che alimentava l'oasi originale di Palmira sembra esaurita, oggi Tadmor, con un sistema di irrigazione del terreno, riesce a mantenere viva una fiorente oasi artificiale che permette ai mwvw45 000 abitanti di vivere non solo di turismo ma anche di agricoltura.

Storia

Origini

La città, nota con il nome di Tadmor nel II millennio a.C., è menzionata per la prima volta in documenti provenienti dagli archivi assiri di Kanech, in Cappadocia, nel XIX secolo a.C., e poi è citata più volte negli archivi di mwyqMari, nel XVIII secolo a.C. Viene poi citata ancora negli archivi assiri, nell'XI secolo a.C., come Tadmor del deserto. A quel tempo era solo una città commerciale nella estesa rete che univa la Mesopotamia e la Siria settentrionale. Tadmor è citata anche nella mwygBibbia (mwywSecondo libro delle Cronache 8.4) come una città del deserto fortificata da mwzaSalomone. La città di mwzqTamarcite-ref-6[6] è menzionata nel mwagPrimo libro dei Re (9.18), anch'essa fondata e fortificata da Salomone.

Dopo queste citazioni su Palmira cala il silenzio per circa un millennio, e solo nel I secolo a.C. la città viene citata con il nuovo nome, che le è stato dato durante il regno dei Seleucidi (IV - I secolo a.C.).

Periodo greco-romano

Seleucidi

Quando i Seleucidi presero il controllo della mwcaSiria nel 323 a.C. la città fu abbandonata a sé stessa e divenne indipendente. Palmira fiorì come città carovaniera durante il I secolo a.C., come ci testimonia lo mwcqstorico mwcggiudeo mwcwFlavio Giuseppe, nel secolo successivo, sviluppando un proprio dialetto semitico e un proprio alfabeto. Anche se la Siria era divenuta provincia romana nel 64 a.C., pare che Palmira abbia mantenuto una certa autonomia e la città era tanto ricca che, nel 41 a.C., mwdaMarco Antonio cercò di occuparla per saccheggiarla ma fallì nel tentativo.

Romani

In seguito Palmira fu annessa ufficialmente alla mwggprovincia romana di Siria, verso il 19 d.C., durante il regno di Tiberio (14-37), e con mwgwNerone (54-68) fu integrata nella provincia. In quegli anni lo scrittore mwhaPlinio il Vecchio, nel suo mwhqNaturalis Historia, descrive Palmira mettendone in rilievo la ricchezza del suolo e la sua importanza per il ruolo che ricopriva come principale via di commercio tra mwhgPersia, mwhwIndia, mwiaCina e l'impero romano. Sotto mwiqTiberio era già così ricca che costruì il mwigsantuario di Baal, con il tempio dedicato a Baal, a Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna) e con la cooperazione degli sceicchi nomadi l'autorità di Palmira fu riconosciuta dalle oasi del deserto, tanto da renderla un vero e proprio stato. Nel 24 avevano fondato una colonia sull'Eufrate e avevano un fondaco a Vologasia, città del regno dei Parti, da dove raggiungevano le coste del mwiwgolfo persico, dove arrivavano le navi provenienti dall'India.

Sotto mwlwTraiano la città fu compresa nella nuova provincia di Arabia, risultante dall'annessione dello stato satellite della mwmaNabatea. Nel 129 mwmqAdriano visitò Palmira e la proclamò città libera, dandole il nome di mwmgPalmira Hadriana. Tra la fine del II e l'inizio del III secolo, mwmwSettimio Severo oppure il suo successore, il figlio mwnaCaracalla, concessero a Palmira lo statuto di mwnqcittà libera.

Palmira, benché fosse in una posizione strategica sia per l'impero romano che per quello mwnwpartico, non era mai stata coinvolta nelle guerre tra le due potenze, ma dopo che nel 224 il fondatore della dinastia sasanide mwoaArdashir I ascese al potere, a partire dal 230 il commercio palmireno diminuì a causa dell'occupazione sasanide della mwoqCappadocia (Nisibis cadde nel 237) e della Mesopotamia; la città di mwogCarre nel territorio tra il mwowTigri e l'Eufrate cadde nel 238. Negli anni seguenti le incursioni dei mwpaSasanidi continuarono con continuità anche sotto il regno del successore di Ardashir, mwpqShapur I, che arrivò a minacciare Antiochia. In questo contesto si inserì la figura di mwpgOdenato.

Odenato, discendente della famiglia gentilizia palmirena dei Settimi, che ricevette la mwqacittadinanza romana, quando nel 193 parteggiò per mwqqSettimio Severo contro mwqgPescennio Nigro venne nominato governatore della mwqwprovincia di Siria da mwraValeriano. Nel 260, dopo che Valeriano fu sconfitto a mwrqEdessa e venne catturato, Odenato intervenne in aiuto dei Romani e inseguì sino a mwrgCtesifonte l'esercito sasanide che, sconfitto dal generale mwrwCallisto, si stava ritirando. Durante tale azione Odenato riuscì a procurare notevoli perdite al nemico e l'impresa fu apprezzata dall'imperatore mwsaGallieno, figlio di Valeriano, e dopo che Odenato, durante la ribellione dei mwsqMacriani nel 261, sconfisse e uccise il generale Callisto, gli conferì il titolo di mwsgDux Romanorum e "Corrector totius Orientis". I titoli indicavano una generica preminenza, ma non il governo effettivo, che spettava ai governatori romani. In seguito Odenato però si proclamò anche mwswre dei re indicando che stava creando uno Stato autonomo. Fu per merito di Odenato che negli anni successivi i Persiani non effettuarono altre incursioni.

Regno indipendente di Zenobia di Palmira

Nel 268, a seguito di un complotto politico (ordito dalla moglie di Odenato, Zenobia)cite-ref-7[7], mwxaOdenato e il figlio maggiore Hairan furono assassinati da mwxqMaconiocite-ref-8[8], cugino o nipote (a seconda delle fonti) di Odenato. Poco dopo la morte del governatore (re dei re), sua moglie mwygZenobia prese il potere in nome del figlio minorenne mwywVaballato, con il sogno e l'ambizione di creare un impero d'Oriente da affiancare all'impero di Roma. Il disinteresse apparente degli imperatori romani e la morte, nel 269, dell'imperatore mwzaClaudio II e del fratello Quintillo, incoraggiarono la regina a ribellarsi all'autorità romana. Si autoproclamò mwzqAugusta e assunse il titolo onorifico di mwzgDiscendente di Cleopatra.

Nel 270 Zenobia nominò comandante supremo delle truppe palmirene l'abile generale mw0aZabdas, e lo inviò in suo nome all'attacco delle province romane di Arabia, Palestina ed mw0qEgitto, conquistandole. L'Egitto aveva una notevole importanza per il fatto che, dopo la chiusura delle vie carovaniere del nord, il commercio con l'India passava proprio da quella regione. Allora Zenobia si spinse con le sue truppe a nord, conquistò la mw0gCappadocia e la Bitinia arrivando sino alla città di mw0wAncira. Zenobia però non aveva l'approvazione del Senato di Roma, inoltre non tutte le legioni di stanza in Oriente la seguirono. In quello stesso anno (270) Aureliano viene acclamato imperatore dalle legioni del mw1alimes danubiano.

All'inizio del 272 mw1gAureliano riconquistò l'Egitto, poi la mw1wBitinia e la Cappadocia, e dopo avere mw2aavuto ragione della cavalleria pesante palmirena ad mw2qAntiochia, sconfisse l'esercito palmireno comandato dal generale Zabdas e dalla stessa Zenobia nella mw2gbattaglia di Emesa.

Mentre Palmira era mw4qsotto assedio, la regina e il Consiglio cittadino pensarono di inviare un'ambasceria, guidata da Zenobia in persona, presso il re persiano mw4gSapore I (ignorando che questi fosse deceduto in quei frangenti), con lo scopo di ricevere rinforzi e salvare così il Regno di Palmira. Zenobia decise allora di salire sul più veloce dei suoi dromedari assieme al figlioletto, e di tentare di raggiungere il regno dei Sasanidi, ma a sessanta miglia da Palmira venne raggiunta e catturata dall'Imperatore poco prima che attraversasse l'Eufrate.

Con la loro regina catturata e gran parte dell'esercito annientato e stremato, il generale Zabdas sul finire del 272 consegnò la città ai romani: il Regno di Palmira era stato sottomesso senza che l'oasi e la città avessero subito alcuna violenza. Le province orientali riconobbero di nuovo l'autorità di Aureliano. Successivamente la regina e i suoi fedelissimi raggiunsero in catene Emesa per essere processati. La regina, timorosa per la sua vita (l'esercito romano aveva infatti esplicitamente chiesto che fosse giustiziata), fece ricadere la colpa della sua ribellione ai suoi consiglieri, che con i loro consigli avevano influenzato le sue decisioni, essendo ella una femmina (sesso debole) e dunque facilmente influenzabile. Ne fece le spese il filosofo mw5aLongino, primo consigliere di Zenobia, reo di avere scritto la lettera con cui la regina aveva rifiutato la resa, e punito con la morte. Assieme al filosofo Cassio Longino molti altri funzionari di Zenobia, come il sofista Callinico e lo stesso generale Zabdas, furono condannati a morte ma Zenobia ebbe invece salva la vita.

Zenobia e Vaballato, i due sconfitti, furono inviati a Roma, ma secondo quanto testimoniato dallo storico bizantino mw5gZosimo il figlio morì durante il viaggio. La regina venne però mostrata in ogni città che Aureliano raggiunse per tornare in Occidente.cite-ref-9[9]

Palmira, che non aveva sofferto danni in occasione della resa, l'anno dopo (273) a seguito di una ribellione fu saccheggiatacite-ref-10[10], i suoi tesori furono portati via e le mura furono abbattute; la città fu abbandonata e tornò a essere un piccolo villaggio, divenendo una base militare per le mw8alegioni romane.

Tardo impero romano, Bisanzio e conquista araba

Diocleziano tra il 293 e 303 fortificò la città per cercare di difendere Palmira dalle mire dei mw8wSasanidi. Fece costruire entro le mura difensive a occidente della città un grande accampamento (il mw9acampo di Diocleziano), con un pretorio e un santuario per le insegne per la mw9qLegio I Illirica. A partire dal IV secolo le notizie su Palmira si diradano.

Durante il periodo della mw9wdominazione bizantina furono costruite alcune chiese, anche se la città aveva perso importanza. Nel VI secolo l'imperatore mw-aGiustiniano, per l'importanza strategica della zona, fece rinforzare le mura e vi installò una guarnigione. Nonostante ciò la città venne conquistata dagli Arabi di mw-qKhalid ibn al-Walid nel 634. Sotto il dominio degli Arabi la città andò in rovina.

Benché la storia di Palmira fosse nota il sito e l'oasi vennero visitate solo nel 1751 da una comitiva di disegnatori (tra cui l'italiano mw-wGiovanni Battista Borra) capeggiati da due inglesi, mw-aRobert Wood e James Dawkins, che nel 1753 pubblicarono in inglese e francese mw-gLes Ruines de Palmyra, autrement dite Tadmor au dèsert, che crearono grande interesse per il sito e l'oasi. Solo però verso la fine del XIX secolo vennero iniziate ricerche di carattere scientifico e si cominciarono a copiare e a decifrare le iscrizioni. Infine, dopo l'instaurazione del mandato francese sulla mw-wSiria, vennero iniziati gli scavi per portare alla luce i vari reperti. Scavi che sono continuati negli anni, ma interrotti dalla guerra nel 2015cite-ref-11[11].

Sito archeologico

Templi

Tempio di Al-lāt

Il tempio, dedicato alla dea pre-islamica mwarmAl-lāt, venne distrutto per ordine del mwarqprefetto romano mwaruMaterno Cinegio sotto l'imperatore mwaryTeodosio I tra gli anni 378 e 386 e per questo motivo è quasi scomparsocite-ref-12[12]: oggi ne rimane solo l'altare, qualche colonna e il telaio della porta. Nel 1977 venne rinvenuta una colossale mwarsstatua raffigurante un leone, animale sacro alla dea, che protegge un mwarworice. La statua rappresentava il rifiuto della dea a qualsiasi sacrificio e spargimento di sangue, infatti sulla zampa il leone recava inscritto "mwar0Al-Lāt benedirà chi non spargerà sangue nel santuario". La statua, sita nel giardino del mwar4Museo archeologico, venne distrutta dai miliziani jihadisti dell'auto-proclamato mwar8Stato Islamico il 23 maggio 2015cite-ref-13[13].

Tempio di Baal-hamon

Il tempio di Baal-hamon era situato sulla cima della collina di Jabal al-Muntar e venne costruito nell'89. Consisteva in una cella e un vestibolo con due colonne e aveva una torre difensiva collegata a esso. È stato scoperto un mosaico raffigurante il tempio, il quale ha rivelato che sia la cella sia il vestibolo erano decorati con mwasymerli.

Tempio di Bel (o Baal)

L'edificio religioso, dedicato a Bel o mwataBaal, fu edificato sotto il dominio mwatepartico con elementi sia di tipo greco-corinzio, sia babilonese nella incongrua merlatura superiore del tempio (I secolo d.C.).cite-ref-14[14] Il tempio fu consacrato tra il 32 e il 38, il mwatycolonnato fu ultimato nel II secolo, verso il 120, mentre i mwatcpropilei furono innalzati alla fine del II secolo. Il recinto sacro è molto ampio di forma quadrangolare, 205x210 metri, contornato da un alto muro di cinta esterno, affiancato da un mwatgportico sorretto da un doppio colonnato. Il santuario aveva un ingresso monumentale, che ha subito delle modifiche quando gli Arabi hanno trasformato il santuario in una fortezza. L'ampio cortile interno era completamente lastricato. la cella del tempio misura 10 metri x 30. Il tempio aveva due nicchie, una rivolta a nord, che conteneva la triade di divinità palmirene, Baal, Yarhibol (il mwatkmwatoSole) e Aglibol (la mwatsmwatwLuna). In epoca araba la cella del tempio fu trasformata in moschea, come dimostrava il mwat0miḥrāb presente sul muro meridionale della cella.

Il tempio è stato completamente distrutto dall'auto-proclamato mwat8Stato Islamico a fine agosto 2015; ne rimane l'ingressocite-ref-15[15].

Tempio di Baalshamin

Il mwayotempio di Baalshamin (il mwayssignore del cielo), consacrato nel 130, era dedicato a una divinità paragonabile a mwaywMercurio ed era gestito da una tribù nomade. Con l'avvento del mway8cristianesimo, nel V secolo, il tempio venne trasformato in una chiesa.

Era una delle strutture antiche più complete conservatesi a Palmira, ma è stato completamente distrutto dai miliziani jihadisti dell'auto-proclamato mwazeStato Islamico il 23 agosto 2015cite-ref-baalshamin-16-0[16].

Tempio di Nabu

Poco dopo avere oltrepassato l'arco di mwazwSettimio Severo, sulla sinistra, vi è il tempio di Nabu, una divinità mwaz0mesopotamica. Il tempio fu edificato tra la fine del I e la metà del II secolo. All'interno del recinto, tre lati hanno un portico sorretto da colonne, mentre il quarto è chiuso da un muro.

Monumenti pubblici e militari

Via colonnata

La via colonnata, lunga mwabq1 100 metri, inizia di fronte all'ingresso del Tempio di Bel e il primo tratto si concludeva con l'arco monumentale a tre mwabuarcate, costruito probabilmente durante l'impero di mwabySettimio Severo, tra la fine del II e l'inizio del III secolo e congegnato per mascherare un cambio di direzione di 30 gradi del secondo tratto dalla via, andato distrutto dall'azione devastante dell'mwabcISIScite-ref-17[17]. La via colonnata, le cui colonne presentano delle mensole che erano sormontate da statue, aveva una carreggiata larga 11 metri, affiancata da due portici di 7 metri.

Tetrapylon

Il mwadwTetrapylon (mwad0Tetrapilo) fu eretto durante l'impero di Diocleziano, alla fine del III secolo. Consisteva in una piattaforma quadrata e in ogni angolo si trovava un gruppo di quattro colonne (tetra, mwad4τέσσαρες, in mwad8greco significa mwaeaquattro). Ogni gruppo di colonne sosteneva una cornice di oltre centocinquanta tonnellate e teneva al centro un piedistallo dove forse, in origine, era posta una statua. Tra le sedici colonne del complesso, solo una era originale (in mwaeegranito rosa dell'Egitto), le altre risalivano a un restauro del 1963 ed erano fatte in mwaeicemento.

Il mwaeqTetrapylon è stato distrutto quasi completamente nel gennaio del 2017 dai miliziani jihadisti dell'auto-proclamato mwaeuStato Islamicocite-ref-refa-18-0[18].

Campo e Terme di Diocleziano

Sulla destra della via colonnata, di fronte al Tempio di Nabu, sorgevano le terme di mwafeDiocleziano, edificate nel II secolo. L'edificio, di non grandi dimensioni, 85 metri x 51, ha un ingresso di quattro colonne monolitiche di mwafigranito proveniente dall'Egitto.

Il Campo (mwafkmwafoCastrum) venne edificata sempre sotto l'impero di Diocleziano e fungeva da quartier generale della Legio I Illyricorum.

Teatro romano

Il teatro è un tipico mwagyteatro romano edificato nella seconda metà del II secolo ed era conservato in ottime condizioni. Era dotato di un mwagcpalcoscenico che misurava 45,5 × 10,5 metri, accessibile attraverso due scalinate, e da un mwaggproscenio decorato da varie nicchie e colonne in mwagkstile corinzio. La mwagocavea ha un diametro di 92 metri.

Nel gennaio del 2017 la facciata del Teatro è stata fatta esplodere dall'auto-proclamato mwahaStato Islamicocite-ref-refa-18-1[18].

Agorà e Senato

L'agorà (mwahsin greco antico ἀγοράmwahw?, da ἀγείρω = radunare), il mwah0foro delle città romane, costruita all'inizio del II secolo, presenta una pianta quadrangolare (84x71 metri), con portici sui quattro lati.

Le colonne presentano delle mensole che erano sormontate da statue. Presso l'angolo sud-ovest dell'agorà sorgeva una basilica rettangolare (815 metri x 12) che si suppone potesse servire per i banchetti.

Il mwaiqSenato, piuttosto piccolo, aveva un mwaiuvestibolo e una corte interna ed era contornato da alcune botteghe.

Mura difensive

Il circuito delle mura difensive racchiudeva tutto il sito monumentale. Fu costruita nel III secolo e racchiudeva un'area di circa centoquaranta mwajeettari.

Necropoli

La mwajknecropoli è composta da diverse tombe distinte e oltre cinquanta monumenti. La più importante e particolare era la mwajoTorre di Elahbel, famosa per le decorazioni interne, comprendenti un soffitto a cassettoni e vari altorilievi raffiguranti i personaggi ivi sepolti.

La Torre di Elahbel e altre tombe sono state fatte saltare in aria dai jihadisti dell'auto-proclamato mwakaStato islamico nell'agosto del 2015.

Oasi

A sud del centro carovaniero si trovava la fonte mwakcEfqa, che per millenni ha alimentato l'mwakgoasi. Dal 1994 il corso dell'acqua è stato deviato più a est per il nuovo centro cittadino.

Distruzioni nel sito

Non è stato risparmiato dalla mwaksguerra civile in Siria, e ha subito ingenti danni e distruzionicite-ref-19[19]. Il 21 maggio 2015 l'ISIS (l'auto-proclamato Stato Islamico) ha dichiarato catturata la città e il suo sito archeologicocite-ref-20[20]cite-ref-21[21].

Nell'agosto del 2015 è stata diffusa la notizia che i militanti jihadisti dell'ISIS hanno fatto saltare in aria il mwalktempio di Baalshamin risalente al II secolo e anticamente adibito al culto del dio mwaloMercuriocite-ref-baalshamin-16-1[16]cite-ref-22[22]. Il 30 agosto 2015 viene diffusa la notizia della distruzione del mwammtempio di Bel, uno dei più importanti edifici del sito archeologico siriano dedicato al dio Bel, l'equivalente del dio mwamqZeus per i greci e mwamuGiove per i romani, risalente al I secolocite-ref-23[23]cite-ref-24[24]. Il giorno seguente le mwam4Nazioni Unite per mezzo di foto satellitari ne confermano la totale distruzionecite-ref-25[25]. Il giornalista britannico mwanmRobert Fisk ha rivelato in un articolo pubblicato sul quotidiano mwanqmwanuThe Independent che reperti delle rovine sono già in vendita sul mwanymercato nero internazionalecite-ref-26[26].

La battaglia per la riconquista di Palmira da parte dell'esercito siriano riprende nell'estate del 2015, diventa più intensa dal novembre con l'appoggio aereo russo e la presenza di unità terrestri straniere ed entra nella fase finale solo all'inizio di marzo del 2016, quando oltre mwanw6 000 combattenti lanciano l'assalto alla città da tre diverse direttrici; l'area archeologica viene liberata il 24 marzo, il castello medievale il 25cite-ref-27[27].

Il 27 marzo viene annunciata, da parte dell'esercito regolare siriano, la completa riconquista di Palmiracite-ref-28[28]cite-ref-29[29]. Il giorno dopo, il direttore delle antichità siriane Maamoun Abdulkarim ha affermato che nell'insieme il complesso è in buono statocite-ref-30[30] e che un gruppo di esperti farà una stima dei dannicite-ref-31[31]. Molte delle più importanti vestigia (tra cui l'Agorà, il teatro romano e le mura delle città), infatti, sono quasi intatte. Oltre al tempio di Bel, però, sono stati trovati distrutti anche il tempio di Baal Shamin, le torri funerarie romane, e l'mwapiArco di Trionfocite-ref-32[32].

Note

cite-note-11. Data di una pubblicazione di Abednego Seller.
cite-note-22. Data della spedizione di Robert Wood e James Dawkins, i quali ne studiarono l'architettura.
cite-note-33. mwaqmmwaqqmwaquSiria, a Palmira l'Is decapita il capo del sito archeologico: il corpo appeso a una colonna, in mwaqyla Repubblica, 19 agosto 2015. mwaqcURL consultato il 21 gennaio 2017.
cite-note-44. mwaqsmwaqwmwaq0Emergency Red List of Syrian Antiquities at Risk is launched in New York, su mwaq4whc.unesco.org, UNESCO - Word Heritage Convention, 30 settembre 2013.
cite-note-55. mwariValeria Smedile, Elena Caliri e Vincenzo Fera, mwarmmwarqDinamiche politico-economiche e fenomeni culturali a Palmira nei primi tre secoli dell'impero (mwarumwaryPDF), p.mwarc 9. mwargURL consultato il 31 dicembre 2020 mwark(mwaroarchiviato il 31 dicembre 2020).
cite-note-66. Questa località che qualcuno pensa che si possa trattare di mwar4Tadmor, in realtà è una località vicina al mwar8Mar Morto.
cite-note-77. mwasmMaconio forse era stato sobillato dall'imperatore Gallieno, con la promessa di metterlo al posto di Odenato, ma molto più probabilmente da mwasqZenobia, che voleva che a Odenato succedesse uno dei suoi figli e non mwasuHairan che era figlio della prima moglie del marito.
cite-note-88. Maconio non riuscì a succedere allo zio (o cugino) perché fu assassinato subito dopo.
cite-note-99. mwaswZenobia e mwas0Vaballato mwas4dopo la cattura furono inviati a Roma, ma, secondo quanto testimoniato dallo storico bizantino Zosimo, il figlio morì durante il viaggio. Zenobia venne esibita come trofeo durante le celebrazioni per il trionfo di mwas8Aureliano del 274.
cite-note-1010. Il tempio di Baal fu saccheggiato per vendetta dalla mwatmLegio III Cyrenaica che, in questo modo, vendicò il saccheggio del proprio tempio a mwatqBosra da parte dell'esercito di Palmira, nel 270.
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Bibliografia

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Collegamenti esterni

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• mwa7iPalmira, l'Isis distrugge due antichi mausolei, su romadailynews.it.
• Daniele Trucco, mwa7qIl leone di Palmira